I trucchi di Fucini, Stefani e gli Scisti di San Lorenzo

L’immagine di copertina è da riferirsi a Paolo Savi, risale al 1832 ed è copertina di un famoso libro di Giuseppe Caciagli oramai quasi introvabile che si chiama “Monte Pisano”, la bibbia per chiunque sia interessato a una guida esaustiva del nostro monte.

mappa monte pisano di savi 

Carta Geologica Paolo Savi 1832

La mappa del monte è molto precisa a livello orografico, un po’ meno dal punto di vista geologico, cosa comprensibile per l’epoca e anzi, di assoluto spessore se pensiamo fu il primo a porsi certe domande, a visionare la morfologia delle rocce sul campo e a introdurre concetti fondamentali senza che masticasse ancora l’orogenesi dovuta alla tettonica a placche.

Paolo Savi 

Paolo Savi (Pisa, 11 luglio 1798 – Pisa, 5 aprile 1871) è stato un geologo e ornitologo italiano

Torniamo all’immagine di Savi, quello che colpisce a primo impatto è l’uniformità del colore marrone rispetto al colore bluastro all’estremità del monte che si affaccia sulla piana di Pisa, Savi aveva capito e distinto due grandi categorie di rocce, quelle di origine detritica (colore marrone) che derivano in prevalenza dalla degradazione meteorica di rocce preesistenti (rocce silicoclastiche) e quelle carbonatiche (o calcaree) per intenderci quelle facilmente malleabili da eventi chimici e dove si possono verificare fenomeni carsici, pensate alle grotte del Monte Pisano, alle decine di cave dismesse, si trovano in prevalenza nella parte che si affaccia sul mare (colore blu), potete rendervi conto di questa tipologia di rocce guardano la vegetazione, la gariga cresce prevalentemente su questi tipi di terreni

gariga 

La carta geologica di Savi venne nel corso degli anni aggiornata fino al 1863, la geologia del Monte Pisano iniziò ad essere di forte interesse nei circoli predisposti e ne è evidenza l’infinita diatriba che si ebbe sulla datazione del “Verrucano”, problema che si protrasse fino alla metà del secolo scorso, qualcuno la prese talmente sul serio quasi da rovinarsi l’esistenza:
Il grande imprenditore Oscar Tobler mostrò interesse per la tenuta di Santallago negli ultimi anni dell’800, una volta acquistato il comprensorio fece costruire una strada che ancora oggi porta il suo nome.
Durante il taglio iniziale della strada che va dal paese di Agnano fino al monte Terminetto, i geologi/paleontologi approfittarono dei detriti per lo studio delle rocce e dei fossili; l’argomento “Verrucano” venne preso talmente a cuore che il Paleontologo Alberto Fucini arrivò perfino a truccare alcuni fossili con stucchi e lacche per farli sembrare più recenti e avvalorare la sua tesi al cospetto dei suoi “avversari”.

ripple marks 

Ripple Marks sul Monte Terminetto (Agnano)

Uno solo contro tutti, giorni interi nei boschi del Monte Pisano a inseguire il suo sogno e a tentare l’impresa, orgogliosamente convinto e testardo delle proprie convinzioni, talmente eroico da citare Ariosto in uno dei suoi primi volumi:
“Gli è come una gran selva, ove la via conviene a forza, a chi vi va, fallire”.
Scrive poi:
“Purtroppo la mia tarda età non mi consentirà, come vorrei, di intensificare da me stesso le ricerche sul M. Pisano… Chiedo ad ogni buon fine larga venia per le molte incertezze manifestate e sopra tutto se, nel cercare la spiegazione di tanti esseri astrusi, anche con la migliore buona volontà, la fantasia e l’immaginazione mi avranno indotto ad incappare, talora o di frequente, in involontari gravi o magari colossali errori”
Onore al merito per questo grande e stoico studioso.
I primi fossili sul Monte Pisano vennero portati alla luce gli ultimi decenni del ‘800 nella zona di Calci e proseguirono a ritmo incessante fino a quando l’attenzione si spostò in una località ben precisa, San Lorenzo a Vaccoli nella Valle del Guappero.
Questa zona, specialmente la parte a est della Valle del Guappero ospita dei depositi chiamati “Scisti di San Lorenzo” dentro i quali si trovano piccoli banchi di carbon fossile, oggetto di sfruttamento durante la prima Guerra Mondiale e da parte di molti pittori dell’epoca. Da dove provengono il carbone e i resti vegetali primordiali incastonati negli scisti?

zone interesse geologico san lorenzo 

Zona d’interesse a San Lorenzo a Vaccoli

Emilio Bartolini ce lo racconta:
“I monti pisani sono un rilievo isolato situato fra la Piana di Bientina e la valle del Serchio, confine naturale fra le province di Lucca e Pisa.
Questi colli fanno parte della catena montuosa dell’Appennino settentrionale; si sono sollevati insieme alle Alpi Apuane fra 30 e 20 milioni di anni fa, in un periodo relativamente recente.
Ma le rocce che affiorano sui monti Pisani sono ben più antiche: alcune sono di formazione antecedente al Carbonifero ma purtroppo prive di fossili; sono sicuramente le rocce affioranti più antiche della toscana e fra le più antiche d’Italia
Bisognerà aspettare il carbonifero per vedere una vera e propria esplosione di vita nella zona attualmente occupata dai Monti Pisani, anche perchè in precedenza era stata anche un fondale marino situato all’altezza dell’Antartide.

Verso il tardo Carbonifero sul territorio oggi occupato dai Monti Pisani sorgeva una delle propaggini di una grande catena montuosa, la catena Ercinica; formatasi tra 345 e 307 milioni di anni fa si estendeva nell’attuale Europa centro-Meridionale e all’inizio del Permiano molto lentamente iniziava a ‘invecchiare’, ormai in preda all’erosione.
In questo momento della storia della Terra l’Italia era situata all’altezza dell’equatore; ciò portò allo svilupparsi di una lussureggiante foresta pluviale, formata da piante primordiali che, evolvendosi, hanno dato origine a molte odierne specie, in particolare di felci e palme.
Nelle valli le foreste e le paludi si svilupparono velocemente grazie al clima caldo e umido, come ci dimostrano i fossili rinvenuti in abbondanza negli scisti di San Lorenzo; resti fossili di importanza scientifica veramente eccezionale, che ci permettono di poter ricostruire quell’ambiente incredibile.

foresta carbonifera 

La foresta carbonifera

Molti sono i fossili di specie e famiglie attualmente scomparse o estremamente rare rinvenute sui Monti Pisani: escluse le felci arboree, comuni nelle foreste permiano carbonifere come in quelle attuali, molti altri gruppi di piante sono ormai scomparsi.
Ad esempio, non sono tuttora viventi i cordaitali e le felci con semi: sono invece drasticamente ridotti i licopodi e gli equiseti, in gran parte sostituiti dalle piante con fiore.

L’accumulo dei resti vegetali ha dato anche origine alla formazione di carbone, abbondante sui monti pisani.”
Ecco una carrellata di fossili di piante preistoriche ritrovate in questa zona

carbone scisti san lorenzo 

Carbone e Scisti di San Lorenzo

foreste perno carbonifere 

 

vegetali perno carboniferi 

 

 

Sempre su questo argomento è interessante raccontare la costruttiva ricerca e diatriba tra Sigismondo de Bosniaski e De Stefani (Padova, 9 maggio 1851 – Firenze, 12 novembre 1924) importantissimo paleontolgo italiano
Il Tongiorgi narra:
“Per i primi fossili nel Verrucano del Monti Pisani bisognerà però aspettare fino al 13 Novembre del 1881, quando Bernardino Lotti, ingegnere del nuovo Servizio Geologico d’Italia, annuncerà all’adunanza della Società Toscana di Scienze Naturali (costituitasi in Pisa il 12 aprile del 1874) il ritrovamento nel pressi di Calci di conchiglie fossili marine e orme di rettili terrestri di età triassica, cioè assai più recenti dell’età allora attribuita al Verrucano.

Traina - Colletto - Via Pari 

Traina – Colletto – Via Pari

Appena un anno dopo, però, nuovi fossili (questi indubbiamente carboniferi) furono scoperti dal De Stefani, professore di Geologia dell’Università di Firenze. Lasciamo la parola a lui stesso:
“Nella primavera del 1888 il dottor G. Ristori si recava nel Monte Pisano ne’ dintorni di S. Maria del Giudice e qui avea notizia di una materia carboniosa, la quale serviva al pittori di stanza nel dintorni per tingere di nero e qualche volta a’ fabbri ferrai per bruciare… Perciò nel luglio del 1889, io e il dottor Ristori movemmo da Firenze e ci recammo sui luoghi… giunti quasi al plano della valle verso il Borgo, circa 60 passi sopra la Traina, piccolo podere di proprietà di un certo Stefani, in mezzo al viottolo vidi un pezzo di schisto arenaceo con una Impronta di felce. Fu questo, con immensa nostra sorpresa e soddisfazione, il segnale della scoperta”. Col nome di “Traina” numerosi fossili carboniferi sono registrati al Museo Paleontologico di Firenze e anche al Museo di Calci. Ma dov’è questo posto, non registrato nelle carte? Con i colleghi del Museo, abbiamo rintracciato nei dintorni di S. Maria del Giudice un nipote di quello Stefani citato dal De Stefani, che ci ha mostrato la casetta del podere Traina e anche il viottolo della scoperta del due studiosi fiorentini!

La storia delle ricerche sui Monti Pisani è piena di personaggi curiosi, talora stravaganti o misteriosi. Uno di questi è certamente Sigismondo de Bosniaski, nato a Cracovia il 31 marzo 1837, medico, patriota e fuoriuscito politico, che si era ritirato sul Monte Castellare, sopra San Giuliano, dove intorno al 1873 aveva costruito, insieme all’affascinante contessa russa Elisa Rulikowski, letterata e poetessa, una sontuosa villa, oggi in rovina.

De Bosniaski, paleontologo dilettante e socio della Società Toscana di scienze naturali fino al 1916, raccolse una grande collezione di fossili vegetali carboniferi del Monte Pisano,
aiutato in questo da diversi raccoglitori, tra cui quello Stefani che abbiamo già visto prima. La collezione fu venduta dai suoi eredi all’Università di Pisa nel 1932 e quello che ne resta dopo le distruzioni belliche è conservato nel nostro Museo.

De Bosniaski e De Stefani si contendevano i fossili carboniferi, l’uno per la sua collezione, l’altro per il Museo Paleontologico di Firenze. I contadini della Valle del Guappero, che cercavano fossili per rivenderli ai due studiosi, risolsero il problema con una brillante quanto semplice soluzione: ogni volta che, aprendo uno scisto, trovavano impronta e contro-lmpronta dello stesso fossile, vendevano l’una al fiorentino e l’altra al polacco. Per evitare problemi, fornivano anche due provenienze diverse, l’una, ad esempio, “Traina” e l’altra “Colletto” (sappiamo ora che in realtà si tratta della stessa zona). Di questo ci siamo accorti confrontando i pezzi di Firenze (raccolti da De Stefani e Ristori) con quelli che restano della Collezione de Bosniaski.”

Bosniaski e De Stefani 

Bosniaski e De Stefani – Sfida all’ultimo fossile

Lo Stefani, proprietario della zona ricca di materiale carbonifero trovò quindi un trucco furbo, riuscì in questo modo a accontentare entrambi i contendenti e a guadagnare da entrambi il doppio della posta in gioco.
Si racconta di una grande mobilitazione dei contadini, Bosniaski era sicuramente avvantaggiato rispetto a De Stefani grazie alla posizione della sua dimora e alla conoscenza del territorio e dei contadini, molti dei quali stipendiati proprio da lui.

 

Per gentile concessione di Samuele Giachetti