|
La Piazza delle
Vettovaglie a Pisa risale al XVI secolo,
costruita dopo la decisione di usare l’antica piazza
del Grano come sede dell’Università Pisana,
l’attuale Sapienza. La decisione impose la
distruzione di numerosi edifici tra cui la chiesa di
San Bartolomeo degli Erici, costruita nel XII secolo
e che si trovava nel lato nord dell’attuale piazza.
Originariamente la
piazza era detta dei Porci e presentava la
comodità urbanistica di essere vicina al Ponte di
Mezzo – unico ponte aperto ai cittadini – ed agli
scali sull’Arno. La zona limitrofa alla piazza ha
tuttora sconosciuti monumenti ed inediti luoghi
storici legati ai Monti Pisani. |
|
La Torre del Campano,
le due Torri dell’ex Hotel Nettuno, la Torre
dell’albergo Victoria, la Chiesa longobarda di Santa
Margherita in Palude, la Chiesa di Sant’Ilario in
Porta Aurea, la Chiesa di Sant’Huomobono de’ Sarti,
la Chiesa di San Martino alla Porta del Pesce. E poi
ancora lo stretto Vicolo del Vigna, il buio Vicolo
dell’Ussero, il contorto Vicolo della Croce Rossa,
la grande Via Cavalca, il lungo Vicolo del Porton
Rosso con l’antica iscrizione di divieto alle
prostitute di sostare in quell’area.
La scoperta di inedito
materiale sull’Accademia Roncioni, pubblicato nel
libro edito per i tipi della Felici Editori di Pisa
“Una privata conversazione: l’Accademia Roncioni
e Vittorio Alfieri” , ha permesso di conoscere
il motivo degli affettuosi “titoli” (il Conte, la
Baronessa, la Marchesa, ecc.) con cui i pisani amano
ancora chiamare i proprietari di alcuni banchi di
frutta e verdura della Piazza delle Vettovaglie.
Il teatrino della Villa
della Seta di Corliano, molto simile a quello
fatto realizzare dal Balì Angiolo Roncioni
nel suo Palazzo del Lungarno dal giovane architetto
Alessandro Gherardesca ed in cui recitò il grande
drammaturgo Vittorio Alfieri, ebbe inedite
rappresentazioni teatrali in cui Monsignor Angiolo
Fabroni, Provveditore Generale dello Studio Pisano,
“sostenne le parti di bergamasco nelle commedie”, e
vide recitare “le fruttaiole e fioraie” della piana
pisana insieme alle colte e nobili compagnie di
“dilettanti Accademici” della Colonia Alfea dei
Monti Pisani. L’obbligo fu però che “le
rappresentazioni dovessero andare in scena senza
prove sul palco del teatro e che quando una
rappresentazione qualunque non avesse avuto il suo
termine al tocco delle ore dieci di sera si dovesse
calare il sipario e spegnere i lumi”.
I motivi che spinsero
il balì Giuseppe della Seta ad aprire il
teatro alle donne del mercato possono essere
ricercate nelle attenzioni che il patrizio pisano
ebbe verso i commercianti delle aree limitrofe ai
Monti Pisani, dopo la sua elezione a Presidente
delle Vettovaglie nel 1795, in un momento
particolarmente difficile all’approvvigionamento
alimentare della città e del suo distretto.
Altri curiosi ed inediti particolari storici sono
contenuti nel libro “Una privata conversazione:
l’Accademia Roncioni e Vittorio Alfieri”, che
invitiamo a leggere in occasione della
riqualificazione turistica dell’antica area di
approvvigionamento agro-alimentare pisana, piena di
memorie storiche per la nostra identità culturale e
gastronomica.
|