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Buti, terra di poeti, pittori, letterati fin dai
secoli più antichi. Nume tutelare Francesco di
Bartolo uno dei primi e più famosi commentatori
della Divina Commedia (noto come il Buti)
Espressione letteraria più significativa i Maggi le rappresentazioni drammatiche di origine
medievale, cantate in ottave. E dai Maggi trae
origine una folta schiera di poeti-contadini
rappresentati emblematicamente dai Frediani
(un’intera famiglia di poeti, per più generazioni) e
che ha come personaggio simbolo Pietro Frediani
(1775-1857) La famiglia Frediani abitava a
Panicale, una frazione che si incontra salendo
sul Monte Serra e che da quel momento divenne il
“borgo” dei poeti.
Autore di versi arguti ma anche di ’intensa
drammaticità e di contenuta malinconia che
propongono una visione della vita assimilabile a
quella che Croce avrebbe chiamato “serenità
dolorosa” ovvero non negare le sofferenze, ma
affrontarle con la coscienza che esse sono parte
imprescindibile della vita stessa.
Comunque, Buti non è adagiata sul passato, il gruppo
dei poeti è oggi folto e in piena attività. Ma
ricordiamo, fra tutti, Leopoldo Baroni, uno dei
maggiori rappresentanti dell’ermetismo italiano
nella prima metà del ‘900 e vincitore di numerosi
premi letterari fra cui il premio Viareggio.
Nel
libro Il soldato di Lambessa (ediz.
ERI 1956) il giornalista e scrittore torinese
Franco Antonicelli narra di essersi recato a Buti
per conoscere il poeta Leopoldo Baroni. Nel
racconto dedicato a questo viaggio Antonicelli ricorda con ammirazione il paesaggio della vallata,
“dall’alto -scrive- scende un’aria freschissima che
mette fra i pini e gli olivi un leggero e perpetuo
fremito, ma la cosa meravigliosa è la copertura
fitta di olivi su questi dossi; non c’è un vuoto in
mezzo ai boschi tanto l’olivo è qui di rama folta” ..ed
il centro urbano gli appare caratterizzato da
“quella nobiltà dell’antico, quel garbo toscano che
si rivela in ogni edificio “
Altrettanto ricco d’interesse l’incontro con
Leopoldo baroni, descritto da Antonicelli come un
uomo che “da quarant’anni contabile al
Municipio, alza il capo fra le cifre, per cogliere
una luce, un respiro e fissarli in versi meditati e
lavorati” ..un poeta di alto profilo che scriveva su
una rivista prestigiosa come la Riviera ligure,
insieme a Saba e a Montale. Viveva appartato, come i
veri poeti, tanto che anche Montale e Viani erano
andati appositamente a Buti per conoscerlo.
Dopo aver ricordato con ammirazione l’incontro con
un contadino novantenne, Arcangelo, che cantava le
ottave dell’Ariosto e del Tasso, lo scrittore
torinese ricorda con affetto e con un po’ di
malinconia il frusciare del Rio di Borgarina e
l’orto di Leopoldo Baroni (già famoso per essere
stato “narrato” addirittura da Eugenio Montale) …”ha
piante di viole di pensiero, gerani, mughetti e rose. In mezzo a questi –conclude- e con i suoi pensieri
egli vive “alla poventa”
Ovvero al riparo fra i venti (la parola è tratta
proprio da una poesia del Baroni) ..l’aria che gli
giunge è, come egli direbbe, “solativa” parola
fragrante dov’è il sole e la solitudine del poeta”... |