COLLEZIONI MINERALOGICHE
Dalle notizie di
archivio risulta che sin dalla fondazione venissero
conservati nella Galleria anche esemplari del regno
minerale; tuttavia, la collezione più antica
presente in Museo risale solo alla metà
dell'Ottocento, quando fu istituita, a Pisa, la
prima cattedra di esclusiva competenza delle Scienze
della Terra.
Nel 1844 Paolo Savi,
insigne studioso delle materie naturalistiche,
decise di scindere la sua cattedra in una di
Mineralogia e Geologia, che affidò Leopoldo Pilla,
da Napoli, e in una di Zoologia e Anatomia Comparata
che mantenne per sé. Leopoldo Pilla portò con sé la
collezione vesuviana (di cui 269 campioni sono
attualmente presenti in Museo) segnando l'inizio
dell'attuale settore mineralogico.
Successivamente, tra la
fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento,
Antonio d'Achiardi e Giovanni d'Achiardi (padre e
figlio) ampliarono la collezione, in particolare per
quanto riguarda il marmo di Carrara e le pegmatiti
dell'Elba.
Un ulteriore sviluppo
delle collezioni si è avuto negli ultimi venti anni
grazie agli studi di ricercatori pisani.
L'esposizione generale di mineralogia fu inagurata
nel 1993; chiusa nel 1998 per inevitabili lavori di
ristrutturazione, è stata recentemente riaperta al
pubblico.
La
nova esposizione trova spazio in un ambiente molto
suggestivo di circa 350 metri quadrati ed è
suddivisa in due sezioni principali: sistematica e
regionale.
Vi
sono spazi dedicati ai minerali fluorescenti, alle
meteoriti ed alle gemme. |