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LA VALLE DELLE
FONTI
La Valle delle Fonti,
sita sul versante occidentale dei Monti Pisani, sovrasta l’antico paese
di Asciano (frazione del Comune di San Giuliano Terme). Morfologicamente
è una stretta vallata racchiusa fra due giogaie montuose dalle scoscese
fiancate, ad ovest il Monte di Mirteto, che la divide dalla valle di
Asciano ed a est dal Monte di Costia Grande che la separa dalla Valle di
Agnano. La lunga e stretta gola della Valle è percorsa dal torrente
Zambra che trae la sua origine dal luogo denominato "Scarpa d’Orlando"
e raccoglie le acque delle numerose scaturigini presenti sulle pendici.
La parte più alta
della valle è divisa da uno sperone che origina due valli secondarie;
quella ad est raccoglie le sue acque nel torrente Zambra, quella ad ovest
nel rio degli Ontanelli.
Un’importante
risorsa che ha dato il nome alla valle e che l’ha resa oggetto di
sistemazioni e trasformazioni è l’acqua. Le sorgenti che attingono alle
falde più profonde sono purissime; fin da tempi remoti l’acqua che
sgorga da queste pendici è stata apprezzata ed amata per la sua
caratteristica leggerezza.
La maggior parte
delle scaturigini si trovano sul versante orientale della valle, sul lato
cioè appartenente al Monte di Costia Grande e sulla prominenza detta
Scarpa d’Orlando. Ciò dipende dalla conformazione geologica di questo
territorio, costituito da starti inchinati di arenarie e scisti silicei
magnesiaci. L’orientamento degli strati rocciosi è il medesimo per i
due fianchi della Valle; per il monte di Costia Grande le testate
superiori si trovano sul versante del monte verso Agnano e quelle
inferiori nella Valle delle Fonti, allo stesso modo per il Monte di
Mirteto le testate superiori si trovano nella Valle delle Fonti mentre
quelle inferiori nella adiacente Valle di Asciano,
Generalmente,
durante le precipitazioni, parte dell’acqua scola lungo il terreno e
parte si infiltra negli strati della roccia, raggiungendo attraverso le
fessurazioni naturali il versante opposto. In questo modo le acque che
precipitano sul versante verso Agnano del Monte di Costia Grande, in
seguito ad una lunga depurazione attraverso letti rocciosi, sgorgano
purissime nelle sorgenti della Valle delle Fonti, così come quelle che si
infiltrano sul versante orientale del Monte di Mirteto trovano lo sbocco
nella adiacente Valle di Asciano.
La mancanza di
scaturigini nella pianura pisana ha reso ancora più preziose le sorgenti
della Valle delle Fonti e durante la metà del Cinquecento nacque l’esigenza
di incanalare queste acque e portarle sino a Pisa. In quel periodo infatti
la città si riforniva con acqua piovana, depurata e raccolta in cisterne
o nel peggiore dei casi con acque provenienti da pozzi che in molti casi
attingevano da falde di origine salmastra.
Fu per primo il
Gran Duca di Toscana Cosimo I a voler costruire un acquedotto a condotta
forzata per incanalare le acque della Valle delle Fonti. Risalgono alla
seconda metà del Cinquecento le prime opere di canalizzazione delle
sorgenti più importanti. L’acquedotto a condotta sotterranea del Gran
Duca Cosimo I probabilmente non venne portato a termine, ma le strutture
di presa create per questo primo impianto cambiarono la morfologia della
Valle in quanto vennero deviati alcuni corsi d’acqua che impedirono ad
alcuni molini allora esistenti di macinare.
Con la costruzione
dell’Acquedotto mediceo voluto dal Gran Duca Ferdinando I (figlio di
Cosimo I) vennero nuovamente riutilizzate quelle opere idrauliche della
Valle delle Fonti, e nei primi mesi del 1595 l’acqua di Asciano arrivò
alle fontane di Pisa. (L’acquedotto mediceo venne costruito in un arco
di tempo compreso fra il Marzo 1592 ed i primi mesi del 1595).
Originariamente la
raccolta ed il trasporto dell’acqua avveniva con l’utilizzo di
cannonate in cotto, coperte e protette con murature realizzate a secco. L’acqua,
riunita in un’unica tubazione veniva poi convogliata all’interno di
una "peschiera"; la grande vasca (costruita al tempo dei
condotti cosimiani) oltre ad avere la funzione di cisterna di raccolta
serviva anche per interrompere il flusso dell’acqua e per far
sedimentare i detriti in sospensione prima che avvenisse l’immissione
nella canaletta situata sul dorso degli archi.
Iltrasporto dell’acqua
lungo la valle presentava però alcuni inconvenienti; durante i periodi di
pioggia infatti i canali si riempivano di detriti trasportati a valle
dagli innumerevoli rivoli e l’acqua delle polle si mescolava con quella
di scolo. Per migliorare le prestazioni dell’acquedotto, nelle varie
epoche, furono intrapresi vari tipi di lavori che consentirono di avere
una certa garanzia sulla purezza delle acque ed una migliore stabilità
nell’erogazione. I luoghi di presa vennero riparati con la costruzione
di piccoli edifici in muratura chiamati bottinelli e le tubazioni di
trasporto vennero inserite all’interno di murature costruite con
pietrame e calcina. Nel tempo vennero inoltre aggiunte tutte quelle polle
che man mano venivano scoperte e nel Settecento venne elaborato un sistema
di raccolta dell’acqua dei torrenti.
La rete delle
prese, che oggi si dirama lungo la valle, si compone di numerosi
bottinelli, alcuni di essi servono per incanalare l’acqua delle sorgive,
altri posizionati lungo il percorso dei condotti, per ridurre la velocità
del flusso dell’acqua ed interromperne il corso. Tutti i bottinelli, sia
quelli di presa che di interruzione hanno al loro interno delle piccole
vasche d’acqua, riempite in antichità con la ghiaia del Serchio, la cui
funzione era quella di far sedimentare le eventuali particelle in
sospensione.
L’attuale
conformazione della rete delle prese risale alla fine dell’Ottocento ed
e il risultato di una serie di lavori realizzati nel 1890 dal Comune di
Pisa atti ad aumentare la portata dell’acquedotto che cambiarono
radicalmente l’assetto funzionale dell’impianto. Il bisogno di avere
acque sempre più pulite e meno contaminate portò alla necessità di
separare all’origine le acque più limpide da quelle più torbide.
Vennero così distinte due differenti canalizzazioni l’una che
trasportava le acque provenienti dalle sorgenti più profonde, l’altra
che raccoglieva le acque provenienti dalle scaturigini più superficiali e
dalle prese dei torrenti. Il "Servizio acque di Asciano" si
divise in due rami, il "Servizio acque di polla" ed il
"Servizio acque di serra". I due rami correvano paralleli e
separati.
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