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AREA PROTETTA
VALLE DELLE FONTI |
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Con un estensione di circa 193
ettari si estende sul versante sud-ovest del monte Faeta, da cui
sovrasta e si insinua nell'abitato di Asciano con il ruscello di
foce Pennecchia; mantiene un interesse naturalistico
( specie vegetali riparie ed endemiche ), storico e sociale.
comprende un bacino imbrifero caratterizzato da notevole
escursione altimetrica, da quota 40 m. slm a 830 m. del monte
Faeta. Le numerose sorgenti derivano dalla circolazione interna
ai detriti, con uno spessore massimo di circa 30 m., poggianti
su strato impermeabile. Al contatto con questo affiorano le
numerose sorgenti le cui acque risultano di elevata purezza e
durezza molto bassa. Proprio per le caratteristiche di queste
acque, gia in epoca medicea furono realizzate opere cospique e
di grande interesse architettonico ed idraulico per
l'approvvigionamento della città di Pisa. Geologicamente
nell'area affiorano sedimenti appartenenti alle formazioni delle
filliadi e quarziti listate di buti del paleozoico, al di sopra
della quale si impostano le anageniti grossolane e gli scisti
violetti, noti in bibliografia come "verrucano", a cui
segue la formazione delle quarziti del Monte Serra, qui
rappresentate dagli scisti verdi e quarziti bianco rosa. tali
sedimenti danno origine ad una struttura tettonica costituita
dall'anticlinale di monte Faeta, ben visibile dal fondo valle,
dove il suo orizzonte di riferimento è rappresentato dalle
anageniti grossolane (Verrucano). |
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ANALISI STORICA |
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L'area protetta
presenta un notevole interesse sotto il profilo storico. Il
monastero di S. Maria di Mirteto risalente all'anno 1000 e
successivamente sviluppatosi in un insediamento più ampio,
abitato fino agli anni 50, pur trovandosi attualmente in uno
stato di forte degrado, rimane ancora oggi meta di un continuo
escursionismo interessato.
L'antropizzazione del monte si sviluppò successivamente, e a
partire dal 1600 sono rilevanti gli aspetti produttivi
determinati dalla coltivazione del castagno da frutto che ha
modellato i versanti della vallata con la costruzione dei
caratteristici "muri a lunetta" e la creazione di
terrapieni ancora oggi presenti. Con l'abbandono dell'area in
epoca post bellica, al castagno si sostituisce una vegetazione
di successione secondaria (latifoglie) che soffoca quasi
completamente gli esemplari rimasti. Solo nel vallone culminale,
il castagneto presenta ancora il carattere di monospecificità.
Sempre intorno al 1600 cospicui interventi di sfruttamento della
risorse idriche vennero realizzati all'interno del programma di
approvvigionamento idrico della città di Pisa sotto la guida di
Ferdinando I e Cosimo De' Medici, le opere di regimazione del
torrente risultano di notevole interesse dal punto di vista
idraulico con le numerose serre e i bottinelli "di troppo
pieno" con funzione di riduzione della pressione nella
tubazione.
Numerosi lungo la valle sono i bottinelli di raccolta delle
acque e le fonti di pubblico utilizzo. Il "Cisternone"
è infine l'elemento di maggiore rilievo architettonico,
costituito in facciata da un timpano triangolare e lesene
laterali. Questo aveva la funzione di stoccaggio delle acque da
utilizzare in caso di intorbidamento per eventi meteorici di
notevole intensità. Da qui, una galleria sotterranea adduceva
l'acqua fino al bottino di San Rocco, in pianura,
proseguendo su arcate a tutto sesto fino alle fonti
pubbliche a Pisa. |
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Dove si Trova |
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Per chi volesse,
esiste sul posto una struttura ricettiva facilmente
raggiungibile, immersa nella natura del
Monte Pisano. Adatta per:
- soggiorni
rivolti a famiglie
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di educazione ambientale
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solari
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formazione e/o aggiornamento
- soggiorni
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servizio di guida ambientale
Per maggiori
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http://www.associazioneferonia.it/turismo.html
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