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Fino al
1950 il
Tibet era uno stato sovrano indipendente
governato dalla massima autorità religiosa del
Buddhismo tibetano, il
Dalai Lama. In quell'anno l'Esercito
di liberazione popolare, facente capo alla
Repubblica Popolare Cinese guidata da
Mao Zedong, invase il Tibet, adducendo, come
motivazioni verso l'esterno, il fatto che il Tibet,
secoli prima, era stato conquistato dai
Mongoli e appartenevano allo stesso
impero. Nel
1956 il Governo cinese costituì il Comitato
Preparatorio per la Regione Autonoma del Tibet.
Tenzin Gyatso (XIV Dalai Lama) presiedeva il
comitato, ma si rese conto che gli altri
appartenenti erano molto dipendenti dalle decisioni
del governo centrale.
Nel
1957 scoppiò una rivolta nel Tibet orientale che
si estese a
Lhasa nel
1959. Nello stesso anno l'Esercito di
liberazione popolare schiacciò la rivolta e
costrinse il Dalai Lama alla fuga e il
17 marzo lasciò il
Palazzo del Norbulingka travestito da soldato e
scappò in
India dove costituì il
Governo tibetano in esilio. |